scuola di fotografia - 4.0 Tempo, diaframma e sensibilita: le relazioni pericolose

Questa relazione è una delle più difficili da capire, sembra.
Ogni volta che cerco di spiegarlo in modo semplice a qualche curioso mi guarda sempre come se fossi un alieno.
Vediamo quindi di riprendere il discorso da dove lo avevamo lasciato.

Se avete letto gli articoli precedenti vi ricorderete di quando ho parlato della sensibilità ISO.
Altrimenti ve lo riassumo qui: ISO 200 vuol dire il doppio della sensibilità di ISO 100 e la metà del tempo per una esposizione corretta a parità di altri parametri.
Ma quali caspiterina sono questi altri parametri e che relazione c’è tra di loro ?

Vi dico subito che tutto alla fine si riduce a questioni fisiche/matematiche che non tutti comprendono, certe volte nemmeno io.
Perciò, visto che non siamo nati tutti imparati o ingegneri nucleari vediamo di uscirne fuori a testa alta in modo semplice.
Chiamiamo A, B e C i nostri eroi che concorrono a impressionare il sensore.

Tra di loro ci sono alcune relazioni fisiche/matematiche che fanno in modo che se A, B o C si mette in una posizione, gli altri 2 si devono muovere in un determinato modo per ottenere sempre lo stesso risultato.
A è il valore del diaframma, B il tempo di esposizione e C la sensibilità ISO.

Se ad esempio stiamo fotografando il nostro cucciolo nel nostro bel giardino, la nostra bella fotocamera nuova è impostata così:
- A = 4 (diaframma)
- B = 1/250 sec (tempo)
- C = 100 ISO (sensibilita)

Ad un certo punto un’improvvisa eclissi solare fa scendere il buio sulla terra e la luce se ne va.
Se scattassimo la foto con le stesse impostazioni di prima la foto verrà scura, perchè la luce è diminuita drasticamente e la fotocamera non riesce a catturare la stessa luce.
Che cosa dobbiamo fare allora ?

Le alternative sono molte, ma la prima e più logica, che dovreste già sapere, è modificare la sensibilità.
Quindi mettiamo C = 200 ISO.
In questo modo il sensore cattura il doppio della luce che catturava prima e riusciamo a fare la foto.
Logicamente se impostiamo C = 400 ISO la luce catturata è doppia rispetto a 200 ISO e quadrupla rispetto a 100 ISO. E così via…

Ma alzare gli ISO corrisponde ad una peggiore qualità dell’immagine e voi non volete una foto brutta.
L’utente medio in questo caso modifica a caso gli altri 2 parametri ottenendo gli effetti più strani.
Voi, invece, che siete metodici, iniziate a guardare al fattore B, il tempo.

Il sensore e la pellicola sono sensibili alla luce, e più ne hanno, più catturano luminosità.
Possiamo tradurre “più ne hanno” con “più tempo rimangono esposti”.
Quindi se raddoppiamo il tempo di posa (B=1/125 sec) al sensore giunge il doppio della luce.
E se lo dimezziamo (B=1/500 sec) al sensore giunge la metà della luce.
Vista l’eclissi in corso la soluzione migliore è quindi quella di raddoppiare il tempo di posa e impostare B=1/125 sec.

Se B e C li modifichiamo contemporaneamente gli effetti si sommano.
Se passiamo B da 1/250 a 1/125 sec e C da 100 a 200 ISO la quantità di luce che arriva al sensore è quattro volte quella che arrivava prima.
E se impostiamo B = 1/125 sec e C = 200 ISO la quantità di luce è la stessa, perchè prima la raddoppiamo e poi la dimezziamo di nuovo.

Il ragionamento fin qui è abbastanza lineare e basta conoscere la matematica elementare per districarsi nei calcoli.

La parte più complessa da capire riguarda il nostro diaframma A, che attualmente è impostato a 4 (si dice f/4).
Sappiate innanzitutto che quel 4 ha un significato preciso e non è messo li a caso, poverino.
Questo parametro funziona esattamente come gli altri due e se lo dimezziamo facciamo giungere al sensore il doppio della luce, la metà se lo raddoppiamo.
Se raddoppiamo A non passiamo però da 4 a 2 perchè questo valore segue delle regole geometriche ben precise.
Il suo valore, infatti, è strettamente legato al cerchio e il suo raggio.
Dimezzare la luce che passa attraverso il cerchio del diaframma, infatti, vuol dire moltiplicare il valore x 1,4.
Quindi dimezzare A significa passare da 4 a 5,6.

Dimezzare vuol dire avere un cerchio più piccolo, meno luce e valore f (del diaframma) più grande.
Raddoppiare vuol dire cerchio più grande, più luce e valore f più piccolo.

Questo valore viene sempre indicato negli obiettivi, anche su quello delle compatte, e sta ad indicare la massima luminosità che l’obiettivo puo raggiungere per quella focale.
f/2.8 è più luminoso di f/5,6 e meno luminoso di f/2.

Attualmente in commercio si trovano obiettivi che hanno un diaframma (o luminosità) anche di f/1.
Facciamo 2 calcoli per vedere quali valori può assumere questo parametro f, moltiplicando ogni volta per 1,4:

1 – 1.4 – 2 – 2.8 – 4 – 5.6 – 8 – 11 – 16 – etc …

Naturalmente un obiettivo più luminoso è più complesso da produrre e quindi più costoso.
Quindi se un obiettivo f/4 costa 600 euro, un obiettivo f/2.8, oltre a far passare il doppio della luce, costa anche il doppio.

In questo modo le case produttrici hanno applicato le regole studiate fino ad ora anche all’economia.

E questo in barba a quanti dicono che la matematica è un’opinione!

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